RACCOLTA NOCCIOLE 2014

agosto 28th, 2014

In questi giorni è iniziata la raccolta delle nocciole bio da parte dei nostri soci, speriamo sia un annata favorevole con un buon raccolto.ok 0 (103)

AZIENDA AGRICOLA PIATTI ANTONELLA

giugno 10th, 2013

Ecco di seguito la descrizione di una delle nostre aziende associate.

 

 

L’azienda agricola Piatti Antonella è un’azienda a conduzione famigliare nata nell’anno duemila.

La produzione principale sin dall’inizio è stata quella viticola: le uve venivano conferite alla  locale cantina sociale (Cooperativa Produttori  Erbaluce di Caluso). Dall’anno 2006 le uve vengono trasformate e vinificate  presso la propria cantina realizzata in Mazzè (provincia di Torino). La superficie agricola aziendale  è composta prevalentemente da vigneti, affiancati da terreni adibiti ad una piccola produzione di nocciole e frutta e bosco ceduo. L’intera produzione agricola viene gestita utilizzando metodi di coltivazione biologica : i controlli in merito sono affidati all’Ente Certificatore ICEA. L’azienda è socia AIAB.  La trasformazione enologica avviene secondo metodi biologici previsti dall’apposito regolamento  (Reg CE 203/2012) ponendo  la massima attenzione e cura affinché il contenuto finale di solfiti in bottiglia sia il minimo indispensabile e il vino ottenuto rispetti al massimo le caratteristiche originarie delle uve di provenienza, oltreché i limiti previsti dalla legge. Vengono trasformate solo uve prodotte in  azienda.

I terreni vitati sono ubicati tutti nel Comune di Mazzè in zone collinari vocate: in totale la superficie vitata è di circa 2 ettari composti sia da vigneti storici e  sia da nuovi impianti che stanno entrando in questi anni in produzione. La maggior parte della produzione è a Denominazione di Origine Controllata: circa il 60% è Erbaluce di Caluso, la restante parte è Canavese Rosso e Canavese Nebbiolo.

La DOC  Canavese rosso  si ottiene a partire dall’assemblaggio dei vitigni barbera, bonarda piemontese, uva rara, croatina,  merlot e, in minima parte freisa e neretto. La DOC Canavese nebbiolo si ottiene da una prevalenza del vitigno nebbiolo con una presenza (inferiore al 15% ) del vitigno Bourgnin (vitigno a maturazione tardiva originario delle zone pedemontane dell’arco alpino piemontese e d’oltralpe dove è conosciuto come Chatus). La DOCG  Erbaluce di Caluso (nelle sue diverse varianti: vino bianco secco, vino passito e vino spumante metodo classico con rifermentazione in bottiglia) si ottiene esclusivamente a partire dal vitigno Erbaluce che è un vitigno autoctono del Canavese.  Si tratta di un vitigno veramente particolare: ha un’elevata vigoria che impone un allevamento espanso che è rappresentato dalla tipica pergola Canavesana, tanto caratteristica quanto impegnativa dal punto di vista della manutenzione e  della lavorazione. L’uva è caratterizzata da un’acidità importante che unitamente ad una notevole sapidità consente di produrre un vino ricco di carattere; avendo poi una buccia molto spessa, può essere conservata a lungo. Un tempo (insieme a qualche grappolo di bonarda)  rappresentava la tipica uva da serbo per il periodo invernale. Ciò consente  di utilizzarla, dopo appassimento su graticci anche   sino a dicembre-gennaio per la produzione del vino Passito.

La produzione viticola aziendale attuale è di circa 10.000 bottiglie e si prevede di arrivare a pieno  regime a circa 15.000 bottiglie.

Attualmente sono disponibili per la vendita l’Erbaluce DOCG 2012, il Canavese Rosso DOC 2011, il  Canavese Nebbiolo DOC 2011,  il vino passito vendemmia 2011 e lo Spumante di qualità metodo classico a base erbaluce (vendemmia 2011, sboccatura novembre 2012).

Collateralmente al vino abbiamo una piccola produzione  nocciole Tonda gentile delle Langhe che conferiamo direttamente alla cooperativa Biolanga di Pezzolo Valle Uzzone (vicino a  Cortemilia in provincia di Cuneo) anch’essa certificata da ICEA. Conferiamo il prodotto grezzo e ne ritiriamo una parte lavorato per le nostre vendite dirette: vendiamo dunque anche farro semiperlato, nocciole tostate e crema di nocciole.

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UNA GIORNATA IN CASCINA

giugno 10th, 2013

lo scorso 26/5/13 abbiamo partecipato molto volentieri all’ evento organizzato dalla cooperativa Agricola Iris di Calvatone: “Una giornata in Cascina”.

Il titolo esprime già tutto, una bellissima giornata passata all’aria aperta a pranzare sotto la luce del sole immersi del verde dei prati.

Siamo stati molto contanti di aver partecipato.

Qui di seguito la locandina.

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Uomini di Farro

febbraio 21st, 2013

Siamo uomini di farro

 

Siamo uomini di farro. Anche se da pochi secoli mangiamo polenta di mais. Gli uomini di mais – hombres de maíz secondo il felice titolo di un romanzo del premio Nobel guatemalteco Miguel Ángel Asturias – sono i popoli mesoamericani. Quelli creati con le spighe del mais giallo e di quello bianco, quelli per cui mais, uomini e dei sono un tutto che non si può e non si deve separare.

Il mais è stato per secoli, ed è ancora, la base dell’alimentazione dei popoli della Mesoamerica, con i fagioli, la zucca e il peperoncino.

 

Il farro è stato, con qualche altro cereale e alcuni legumi,  la base della nostra alimentazione, sin da tempi remotissimi. Lo troviamo nella Bibbia: “Prenditi anche del frumento, dell’orzo, delle fave, delle lenticchie, del miglio, del farro, fattene un pane …”  (Ezechiele, 4: 9),  nell’antico Egitto dove ne ricavavano birra e pane, nella Grecia dell’epoca di Omero, dove rientrava anche nei riti sacrificali. Ma sono le popolazioni latine quelle di cui sappiamo con certezza che il farro costituiva la base della dieta. Secondo Plinio il Vecchio il farro fu in pratica l’unico cereale usato a Roma durante i primi secoli, e mai abbandonato anche quando alla sua coltivazione se ne accompagnarono altre.

Era considerato simbolo del nutrimento divino, tanto che persino il pestello usato per separare i grani dalle spighe, il pilum, era dedicato a un dio, Pilumnus, protettore dei neonati e delle puerpere. Un dio della vita!

Il secondo re di Roma, Numa Pompilio, aveva istituito i Fornacalia, in onore della dea Fornax, che proteggeva i forni dove il farro veniva tostato; in giugno, in occasione della festa di Carna, divinità tutelare delle parti vitali del corpo umano, alla farina di farro veniva unita una purea di fave, che doveva favorire la buona crescita degli organi interni dei più giovani. Presso il letto del Flamen Dialis, il sacerdote addetto al culto speciale di Giove, venivano posti un tipo di focaccia rituale a base di farro, il fertum, ricavato impastandolo con latte, fegato di pecora e sale, e gli strues, focaccine dolci a strati .

Anche quando il frumento prevalse nell’alimentazione quotidiana, il farro rimase essenziale nei cerimoniali religiosi concernenti il rex sacrorum, magistrato che presiedeva ai sacrifici, e le vestali.

 

 

 

 

 

 

Queste sceglievano e raccoglievano personalmente le spighe, poi in maggio, in giorni prestabiliti, le battevano, tostavano e macinavano, non con una macina girevole, ma con un mortaio a mano, e infine confezionavano la mola salsa. Questa era una focaccia di farro e sale lavorato in modo particolare, che sminuzzata si spargeva sul capo delle vittime da immolare. Il termine è collegato ai verbi molo (vedi l’italiano “molino” e “immolare”) e salio, salare.  La mola salsa era anche usata per purificare il focolare dopo la morte di una persona di casa.

I Romani tuttavia usavano il farro soprattutto per fare il pane e la puls, che fu per secoli il piatto più importante nella loro dieta. Si trattava di una polenta cotta in acqua salata, come quella di oggi. Veniva consumata da sola, come cibo dei più poveri, o con legumi, lardo, pesciolini, formaggio. Il commediografo Plauto scrive che “è manifesto che i Romani vissero per lungo tempo di puls, e non di pane”; più tardi Seneca attribuisce la crisi delle antiche doti morali alla perdita della frugalità di un tempo. Anche Virgilio, nell’Eneide, parla della puls, quando scrive che durante la navigazione da Troia al Lazio gli antenati dei Romani poterono nutrirsi quasi esclusivamente di polenta di farro, dei pesci che pescavano e della poca carne acquistata nei porti.

A base di farro erano anche certe focacce non lievitate, i panes laureati, aromatizzati appunto con foglie di alloro, e il libum, fra i cui ingredienti c’erano anche uova, olio, formaggio grattugiato, e che poteva essere addolcito con miele.

Interessante è che il farro era fondamentale nella cerimonia del matrimonio, la quale poteva svolgersi secondo due riti. Il principale era detto confarreatio, in quanto gli sposi dividevano e mangiavano assieme una focaccia di farro, come simbolo della vita in comune che stavano per intraprendere. La funzione doveva svolgersi alla presenza di dieci testimoni nati da matrimoni celebrati nello stesso modo, e probabilmente del flamen dialis;in quell’occasione Giove era chiamato Iuppiter Farreus e veniva onorato con un sacrificio. Per tale cerimonia si doveva immolare una pecora, sulla cui pelle si sarebbero seduti la sposa, con un velo rosso sul capo, e lo sposo. Insieme avrebbero poi compiuto tre giri attorno all’altare, procedendo verso destra, e infine avrebbero pronunciato “dove sarai tu Gaio sarò anch’io Gaia”. La  confarreatio, riservata esclusivamente ai patrizi, era condizione essenziale per poter essere eletti alle più alte cariche sacerdotali, e secondo Dionigi di Alicarnasso portava ad un matrimonio che niente poteva annullare. Anche se abbiamo perso il ricordo del suo significato, questa cerimonia si ripete ancora oggi, quando durante il ricevimento di nozze gli sposi tagliano assieme, con un unico coltello, la torta nuziale.

Tornando al pane, di cui i romani consumavano grandi quantità, poteva essere insaporito spalmandovi una ghiottoneria, il garum, una salsa più o meno liquida a base di pesce salato ed erbe aromatiche, che nella sua forma più economica era alla portata anche di contadini e soldati.

Molti continuarono ad usare cibi semplici a base di farro anche in età imperiale: ricordiamo Marziale, Giovenale, Plinio il Giovane, che in una lettera scrive di aver preparato per i suoi ospiti una cena con una lattuga, tre lumache e due uova ciascuno, poi olive, un pasticcio di farro e vino miscelato con miele e raffreddato nella neve. Altri invece, come il Trimalcione del Satyricon o il celebre Marco Gavio Apicio, vissuto a cavallo tra il I secolo avanti Cristo e il primo dopo Cristo, scialacquarono milioni di sesterzi in cibi rari ed elaborati, come pappagalli arrostiti o uteri di scrofa ripieni …

Le ricette indicate dallo stesso Apicio furono rielaborate attorno al 230 dopo Cristo, sotto il titolo “De re coquinaria”, l’arte culinaria, da un cuoco di nome Celio.

Travolto da migrazioni epocali, l’impero romano crollò. Ma non crollò il consumo dei cereali, tra cui il farro occupava un posto di tutto rilievo. Pani comuni, ma anche speciali, insaporiti con miele e spezie,  torte salate,  focacce, schiacciate con carni, verdure, frattaglie, formaggi. E le intramontabili zuppe e polente,  dove ai cereali lessi o macinati si accompagnavano tutti i sapori a portata di mano e di tasca, cipolla e lardo, rosmarino e olio, ceci, fave, salvia, erbe selvatiche, latte, formaggi, funghi, castagne …

 

 

Spighe di farro mature

 

 

La farina e i suoi derivati, dal pane alla pasta, dai ravioli alla pizza, alle frittelle, ai biscotti, alle torte – e fermiamoci qui – sono sempre presenti sulla nostra tavola, anche oggi. E la parola “farina”, in italiano e nelle sue varianti dialettali, in catalano e in occitano, “farine” in francese, “harina” in spagnolo, “farinha” in portoghese, “faina” in rumeno, prende origine da Far, il farro che accomuna cucine e culture. Siamo uomini di farro!

FESTRA ARATURA E TREBBIATURA 2012

agosto 2nd, 2012

DOMENICA PROSSIMA 5 AGOSTO ORE 8 DEL MATTINO, SI SVOLGERA’ PRESSO LA SEDE DELLA COOPERATIVA BIOLANGA, UNA PROVA DI ARATURA CON TRATTORI D’EPOCA E NEL POMERIGGIO SI SVOLGERA’ LA TREBBIATURA CON MACCHINE D’EPOCA PRESSO L’ AREA VERDE DEL PAESE DI PEZZOLO VALLE UZZONE.SIETE TUTTI INVITATI
VENITE NUMEROSI

MINESTRA D’ORZO

maggio 9th, 2012

Ingredienti per 4 persone:

 

una cipolla tritata a cubetti, 30 g di carote, sedano, patate , 100 g di pancetta affumicata, 100 g di orzo perlato,

2 l di brodo di carne, un pò di burro per il soffritto, un pò di timo.

 

Preparazione:

Far imbrunire la cipolla nel burro, aggiungere la verdura e l’ orzo e far abbrustolire bene. Aggiungere il brodo e il timo.

Cuocere per un’ ora, successivamente tagliare la pancetta e le patate a cubetti ed aggiungere alla zuppa.

Cuocere per altri 20 minuti aggiungere sale e pepe e servire calda.

 

 

ZUPPA DI FARRO

maggio 9th, 2012

La zuppa di farro è un piatto molto tradizionale e genuino.

Per la preparazione di questo genere di piatti noi selezioniamo e lavoriamo particolarmente

il nostro farro dicocco. Questa lavorazione meccanica  consiste nella lieve graffiatura della crusca

esterna del chicco, questa condizione permette al nostro farro di cuocere il 20 minuti come il riso senza perdere le sue fibre

e la sua consistenza.

 

ecco gli ingredienti per 4 persone:

 

250 g di fagioli borlotti secchi, 250 g di pomodori pelati, 150 g di farro, 100 g di prosciutto crudo, uno spicchio d’aglio, una cipolla, un gambo di sedano, 4

foglie di salvia, un pizzico di maggiorana, 3 cucchiai di olio extra vergine d’oliva, sale , pepe nero.

 

Preparazione:

la sera precedente mettete a bagno in acqua fredda i fagioli secchi.

la giornata successiva lessate i fagioli per circa 45 minuti in un litro d’acqua.

Intanto mettete a bagno in acqua fredda il farro mondato.

Tritate il prosciutto e mettetelo in un tegame con l’olio, la cipolla tritata,  lo spichhio d’aglio, il gambo di sedano, la salvia e la maggiorana,

poi lasciate appassire il soffritto.

Tenete da parte una tazza dei fagioli e frullate gli altri, unendo poi il passato al liquido di cottura.

Unite poi al soffritto i pomodori spezzati, salate pepate e aggiungete il passato di fagioli.

Versate nella minestra il farro risciacquato, abbassate la fiamma e cuocete per un ora circa, prima del termine della cottura agiungete i fagioli interi che erano a parte.

Servite con olio e pepe.

TORTA DI NOCCIOLE

maggio 9th, 2012

TORTA DI NOCCIOLE

 

Ingredienti per 6 persone:

 

200 g di nocciole Tonda Gentile Trilobata, 200 g di amaretti grandi, 100 g di farina di granop tipo”00″, 100 g di fecola di patate

un cucchiaio di cacao amaro in polvere, un bicchiere di marsala secco, 3 uova, 200 g di burro, 200 g di zucchero.

 

Preparazione:

Fate ammorbidire su fiamma debolissima 200 g di burro con 200 g di zucchero, poi aggiungere 3 tuorli d’uovo

uno alla volta continuando sempre a mescolare; dopodichè versatevi le nocciole pestate e gli

amaretti sbricciolati, mescolate bene; poi è la volta della farina e della fecola di patate, infine del cacao

amaro e per ultimo aggiungete il  bicchierino di marsala secco.

 

Adesso al composto già lavorato aggiungete 3 albumi montati a neve facendoli accuratamente incorporare.

Versate il composto in una teglia in modo che non superi i due centimetri di spessore.

mettete nel forno già prescaldato a 180 c° e fate cuocere: dopo 20/25 minuti controllate la cottura con uno stecchino.

Questa torta è un dolce antichissimo da servire a temperatura ambiente.

Essa è molto morbida anche se non contiene lieviti.

 

FIERA A SAVIGLIANO

maggio 7th, 2012

IL 20 MAGGIO 2012 SAREMO PRESENTI ALLA FIERA CAMBIO A SAVIGLIANO

CHE SI SVOLGERA’ DURANTE LA 15^ EDIZIONE DI QUINTESSENZA

PRESSO IL CHIOSTRO DELL’ UNIVERSITA’ O CHIOSTRO SAN PIETRO

VI ASPETTIAMO NUMEROSI

BISCOTTI ALLA NOCCIOLA

maggio 7th, 2012

BISCOTTI ALLE NOCCIOLE

Ingredienti per 4 persone:

200 g di nocciole Tostate Tonda Gentile Trilobata, 200 g di farina, 80 g di zucchero, 30 g di burro, 1 uovo, un cucchiaio di lievito per dolci.

 

Preparazione :

Tritate le nocciole. Lavorate in una ciotola il burro a pezzetti con zucchero. Unite il tuorlo dell’uovo quindi incorporate delicatamente al composto anche l’ albume montato a neve. aggiungete la farina, la metà delle nocciole e il cucchiaio di lievito.

Mescolate bene poi versate il composto sulla spianatoia e impastate velocemente, unendo poco latte se l’ impasto fosse troppo sodo.

Stendete la pasta ottenendo una sfoglia di circa 1/2 centimetri poi, con un taglia paste dentellato o con un bicchiere ricavate dei biscotti tondi.

Appoggiateli man mano su una placca ricoperta di carta forno, cospargeteli con le restanti nocciole  tritate e cuoceteli in forno a 190 C° per circa 20 minuti

fino a che risulteranno dorati.